Il mondo di P@ol@

 

 

 

 

 

 

 

LA FATA PASTICCIONA

Tanti anni fa, in un paese lontano, viveva una famiglia di fate buone.
La fatina più piccola, che si chiamava Clara, era molto pasticciona: faceva tante magie un po' pericolose, tant'è che una volta fece scomparire il topolino della sua sorellina più grande la quale, appena si accorse che il topolino non era più nella gabbia, scoppiò a piangere e a disperarsi; ma Clara, avendo paura delle botte, non disse che il topolino l'aveva fatto scomparire lei. Così, un brutto giorno, fu scoperta mentre faceva un'altra delle sue sciagurate magie e così fu cacciata dalla famiglia e costretta a nascondersi nel bosco. Visse tanto tempo nel bosco da sola e triste, ma un giorno gli apparve la sua buona mamma, che piangeva di dolore per il suo destino. Clara, appena si svegliò,decise di impegnarsi ed esercitarsi a fare magie belle e non pericolose, la prima cosa che fece fu quella di fare ricomparire il topolino della sorella;quindi, messo il topolino in una bella gabbia costruita con le sue mani, andò a casa chiedendo il perdono delle sue sorelle. Le sorelle, capendo che Clara si era davvero pentita, decisero di accoglierla.

 

Da quel giorno, Clara si mise a fare tante magie belle per fare divertire tutti i bimbi del villaggio dove viveva e fu amata da tutti.

 

 

GLI GNOMI

 

Un calzolaio, senza sua colpa, era diventato così povero che gli restava soltanto il cuoio per un paio di scarpe. Le tagliò di sera, per farle il giorno dopo e siccome aveva la coscienza pulita, andò tranquillamente a letto, si raccomandò al buon Dio e si addormentò. Al mattino, dette le sue preghiere, volle mettersi al lavoro ed ecco, le scarpe erano sulla tavola belle e pronte. Egli si stupì e non sapeva cosa dire. Le prese in mano, per osservarle meglio, eran fatte cosi bene che non c'era un punto sbagliato: proprio un capolavoro!

 

Subito dopo entrò un compratore e le scarpe gli piacquero tanto che le pagò più del solito; e con quella somma il calzolaio poté acquistare cuoio per due paia di scarpe. Le tagliò di sera, per mettersi al lavoro di buona lena il mattino dopo; ma non ce ne fu bisogno: quando s'alzò, le scarpe erano già pronte, né mancarono i compratori che gli diedero tanto denaro da acquistare cuoio per quattro paia di scarpe. Di buon mattino trovò pronte anche queste; e si andò avanti cosi: quello che egli tagliava la sera, al mattino era fatto, sicché ben presto egli poté di nuovo campare più che discretamente e finì col diventare un uomo facoltoso. Ora accadde che una sera, verso Natale, l'uomo preparò tagliate le scarpe e, prima d'andare a letto, disse alla moglie: - Cosa ne diresti se stanotte stessimo alzati, per veder chi ci aiuta cosi generosamente? La donna acconsentì e accese una candela; poi si nascosero dietro gli abiti appesi negli angoli della stanza, e stettero attenti. A mezzanotte arrivarono due graziosi omini nudi; si misero al deschetto, presero tutto il cuoio preparato, e i loro ditini cominciarono a forare, cucire, battere con tanta rapidità, che il calzolaio non poteva distogliere lo sguardo per la meraviglia. Non la smisero finché non ebbero finito, con le scarpe belle e pronte sul deschetto; poi, svelti se ne andarono saltellando.

 

La mattina dopo, la donna disse: - Gli omini ci han fatto ricchi; dovremmo mostrarci riconoscenti. Vanno in giro senza niente indosso e devono gelare. Sai? Cucirò loro un camicino e farò anche un paio di calze per ciascuno; tu aggiungici un paio di scarpette. L'uomo disse: - D'accordo. E la sera, quand'ebbero finito tutto, misero sul deschetto i regali al posto del cuoio e poi si nascosero, per vedere che faccia avrebbero fatto gli omini. A mezzanotte arrivarono saltellando e vollero mettersi subito al lavoro; ma, invece del cuoio, trovarono quelle graziose vesti. Prima si stupirono, poi dimostrarono una gran gioia. Le indossarono in fretta e furia, se le lisciarono addosso e cantarono: - Noi siam ragazzi lustri e fini? Ora basta fare i ciabattini!. Fecero capriole e ballarono e saltarono su panche e sedie. Alla fine uscirono dalla porta, ballando. Da allora non tornarono più, ma il calzolaio se la passò bene finche' visse ed ebbe sempre fortuna in tutte le sue imprese.

 

 

FUSTICELLO E RUGIADA

 

Un po' di tempo fa, nella Foresta delle Fate fervevano i preparativi di una gran festa: doveva nascere la figlia del Re e della Regina. Il lieto evento si aspettava alle 19:05 e tutte le Fate del mondo erano venute per vedere la piccola fatina. Dovete sapere che le Fate nascono da fiori incantati. Erano già le 19:00 e tra cinque minuti la fatina sarebbe nata. Si fecero le 19:05, la piccola nacque e il Re delle Fate la chiamò Rugiada. Gli anni passarono. Rugiada divenne la più bella Fata della Foresta. A dodici anni, il padre di Rugiada decise di trovare un suo degno successore. Contattò tutti i principi delle foreste vicine ed organizzò una gara, il cui vincitore avrebbe avuto la mano di sua figlia. Il giorno della gara si avvicinava, tutti i principi più nobili e belli parteciparono.

Rugiada però, che non voleva un fidanzato, non era di certo contenta. Un giorno, passeggiando nella Foresta, incontrò quattro ragazze che avevano sembianze di Fate ma che in realtà erano Streghe del Nord. I peggiori nemici delle Fate del Sud sono le Streghe del Nord. Queste Streghe però erano buone e quando videro Rugiada così arrabbiata la andarono a consolare. Rugiada chiese loro se fossero Fate e loro annunciarono di essere delle Streghe buone del Nord che avevano in mente di aiutarla. Diventarono amiche. Le quattro Streghe di nome Irma, Tanaree, Cornelia e Haylin diedero un nome da Strega anche a Rugiada che divenne Will. Rugiada (ora Will) raccontò loro tutto sulla gara. Haylin ebbe un' idea.

 

I prìncipi non sarebbero stati più di quattro e loro avrebbero fatto di tutto per farli innamorare, lasciando così Rugiada (Will) tranquilla. Will, entusiasta dell' idea delle nuove amiche disse: "Benissimo! Ma domani dovrete venire a palazzo vestite da serve e dovrete fare in modo che i principi possano notarvi". Si fece notte. Rugiada (Will) era triste perché non voleva che l'indomani arrivasse. La mattina dopo si svegliò presto e, indossando il vestito più stracciato, brutto e sporco che aveva, si presentò al cospetto dei prìncipi. Essi non sembrarono felici di vedere la loro futura consorte così malconcia però, guardandola in viso, sentirono già di voler diventare i successori del Re. Il primo principe disse: "Sono il principe di Foresta Inoltrata e vorrei la mano di sua figlia!". Nel frattempo entrò la prima serva, Irma. Il principe, che si chiamava Primulino, si innamorò immediatamente di Irma e chiese al Re di scusarlo perché non voleva più sposare Rugiada ma la sua serva, che sapeva già di amare. Il Re perplesso pensò che dati i suoi tanti servitori, una serva in meno non sarebbe stata una tragedia. Irma se ne andò insieme a Primulino. Prima che gli altri prìncipi si potessero presentare, le amiche di Rugiada entrarono e lei, vedendole, fu contentissima. Subito i principi dissero di non voler sposare la figlia del Re ma le serve. Il padre di Rugiada, riflettendo sull'aspetto volutamente malconcio della figlia, per punizione la rinchiuse nel pozzo e non le lasciò neanche un piccolo spiraglio di luce. Rugiada pensava di non farcela quando di fronte ai suoi occhi apparve un fatino, servo - in realtà - della Strega più potente e cattiva del Nord. Lui la prese per mano e la condusse in una fessura del pozzo. Poi, con il suo potere, spalancò la fessura e la portò in salvo. Will (Rugiada), nel frattempo, era svenuta perché prima si era stancata molto. Quando si riprese, si alzò di scatto e chiese: "Cosa ci faccio io qui? E tu, tu.. chi sei?". Il fatino rispose: "Quante domande!!!". "Sono colui che ti ha salvata! Qui siamo a Fitta Foresta". Rugiada gli chiese quale fosse il suo nome e lui rispose di chiamarsi Fusticello. Anche se Rugiada non si era ancora presentata Fusticello le fece capire di conoscerla e di sapere che le fosse una principessa. Rugiada domandò da dove fosse saltato fuori e Fusticello disse di provenire da un posto chiamato Tenebrosa Foresta e di essere un servo della Strega nera del Nord. Rugiada impallidì e gli chiese se l'avesse salvata solo per ricattare suo padre, il Re. Fusticello disse di no e di aver capito subito che lei sarebbe diventata la sua migliore amica. Rugiada (Will) allora chiese: "La tua amicizia è sincera? Se così fosse stato, sarebbe stata perfettamente corrisposta perché lui le era simpatico. Fusticello confermò che la sua amicizia era più che sincera e lei ne fù contentissima. Rugiada ricordandosi di non avergli ancora detto il suo nome disse di chiamarsi Rugiada da Fata e che il suo nome da Strega era Will. Fusticello, spaventato, pensò che lei avesse due personalità, ma non osò domandarlo. Rugiada intuì e aggiunse "Sono una Fata ma ho quattro amiche che sono Streghe del Nord". Fusticello, risollevato, disse "Beh! sarà il caso che tu vada nel pozzo e non preoccuparti, riuscirai a respirare!". Rugiada stava per chiedergli "e come?" ma Fusticello era già andato via. Rugiada andò nel pozzo e si accorse che respirare era semplicissimo. Fusticello aveva l'incarico di riferire tutto alla Regina nera delle Streghe del Nord. Quando arrivò raccontò tutto, ma la Regina non era ancora contenta perché voleva saperne di più. Gli ordinò di rivedere Rugiada e di farsi svelare quale potere nascondesse lo scettro del Re.Fusticello sparì.

 

L'indomani Rugiada venne liberata e portata al cospetto del Re che, vedendola ancora più vispa di prima, le chiese come potesse essere così vivace dopo essere stata una notte ed un giorno nel pozzo. Rugiada rispose di esserci riuscita e basta. Niente di più e niente di meno. Rugiada tornò nella sua stanza e vide Fusticello arrampicato su un albero di fronte alla sua finestra. Lo chiamò a bassa voce e gli bisbigliò di andar via prima che le guardie del palazzo lo scovassero. Fusticello rispose che non se ne sarebbe andato prima di aver rimproverato il Re per averle ordinato di fare delle cose che non le piacevano come quella di dover scegliere un fidanzato. Fusticello doveva arrivare al suo intento e chiese a Rugiada di farlo entrare. Mentre parlavano Fusticello prese l' argomento dello scettro.Rugiada gli rivelò che lo scettro aveva il potere di fare ubbidire.
Fusticello, avuta la notizia, disse di dover andare e i due si salutarono. La Regina delle Streghe cattive del Nord fù finalmente fiera del suo lavoro e il girono dopo andò dal Re, gli rubò lo scettro e fece, quindi, in modo che lui le ubbidisse. Per fortuna lo scettro cadde mentre arrivavano le quattro amiche di Rugiada che, preso lo scettro, cacciarono definitivamente la Regina. Fusticello, indispettito dal comportamento della Regina che aveva persino tentato di colpire Rugiada, l'amica che aveva creduto subito in lui, la uccise. Rugiada, innamorata, gli chiese di sposarla, scegliendo finalmente lei il suo vero principe.

 

 

SON COSI' NATI,FATE,ELFI,FOLLETTI E GNOMI

LA STORIA DI FATE,FOLLETTI,ELFI E GNOMI
CHE VENIVANO IN UN BOSCO DI NASCOSTO DA TUTTI,
CHE USCIVANO ALLO SCOPERTO SOLO DI NOTTE
PER PAURA DI CHI PER LA STRADA
INVECE DI SORRIDERE
FACESSE A BOTTE
PER PAURA DI CHI PER PURO CINISMO
NON CREDESSE
ALLA LORO DOLCE ESISTENZA
E TANTE VOLTE SOLO PER DECENZA
NE PARLASSE SEMPLICEMENTE C0SI':SI, HO SENTITO DIRE IN GIRO
CHE IL BOSCO SIA ABITATO DA FOLLETTI
NASCOSTI CHISSA' SOTTO QUALI CESPUGLI,FOGLIE E RUSCELLETTI.
ECCO PERCHE' FATE,FOLLETTI,ELFI E GNOMI
AVEVANO PAURA DEGLI ESSERI UMANI,
MA ERANO BUONI E MAI VILLANI
PRONTI AD AIUTAR CHIUNQUE SI FOSSE TROVATO IN SERIO PERICOLO
O CHI NEL BOSCO AVESSE PERSO LA STRADA MAESTRA DEL RITORNO.

 

 

RICCI D'ORO

C'erano una volta tre Orsi, che vivevano in una casina nel bosco. C'era Babbo Orso grosso grosso, con una voce grossa grossa; c'era Mamma Orsa grossa la metà, con una voce grossa la metà; e c'era un Orsetto piccolo piccolo con una voce piccola piccola. Una mattina i tre Orsi facevano colazione e Mamma Orsa disse: - La pappa e troppo calda, ora. Andiamo a fare una passeggiata nel bosco, mentre la pappa diventa fredda.

                   
Cosi i tre Orsi andarono a fare una passeggiata nel bosco. Mentre erano via, arrivò una piccola bimba chiamata Riccidoro. Quando vide la casetta nel bosco, si domandò chi mai potesse vivere là dentro, e picchiò alla porta. Nessuno rispose, e la bimba picchiò ancora. Nessuno rispose: Riccidoro allora aprì la porta ed entrò. E là, nella piccola stanza, vide una tavola apparecchiata per tre. C'era una scodella grossa grossa, una scodella grossa la metà e una scodella piccola piccola. Riccidoro assaggiò la pappa della scodella grossa grossa: Oh! E' troppo calda! disse. Assaggiò la pappa della scodella grossa la metà: Oh! E' troppo fredda! Poi assaggiò la pappa della scodella piccola piccola: Oh ! Questa sì che va bene ! - E se la mangiò tutta. Poi entrò in un'altra stanza, e là vide tre seggiole. C'era una seggiola grossa grossa, c'era una seggiola grossa la metà e c'era una seggiola piccola piccola. Riccidoro si sedette sulla seggiola grossa grossa: - Oh! Questa è troppo dura! - disse. Si sedette sulla seggiola grossa la metà: - Oh! Questa è troppo molle! Poi si sedette sulla seggiola piccola piccola: Oh! Questa sì che va bene! E vi si sedette con tanta forza, che la ruppe. Entrò allora in un'altra stanza e là vide tre letti. C'era un letto grosso grosso, c'era un letto grosso la metà, e c'era un letto piccolo piccolo.
Riccidoro si stese sul letto grosso grosso:
Oh! Questo e troppo duro! disse. Provo il letto grosso la metà: - Oh! Questo e troppo molle! lnfine provò il letto piccolo piccolo:
Oh! Questo si che va bene! sospirò, e subito prese sonno. Mentre Riccidoro dormiva i tre Orsi tornarono dalla passeggiata nel bosco.
Guardarono la tavola, e Babbo Orso grosso grosso disse con la sua voce grossa grossa:
- QUALCUNO HA ASSAGGIATO LA MIA PAPPA .
Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà:
Qualcuno ha assaggiato la mia pappa !
L'Orsetto piccolo piccolo disse con la sua voce piccola piccola:
- Qualcuno ha assaggiato la mia pappa e se l'e mangiata tutta!-

                                           
I tre Orsi entrarono nella camera accanto.
Babbo Orso grosso grosso guardò la sua seggiola e disse con la sua voce grossa grossa:
- QUALCUNO Sl E' SEDUTO SULLA MIA SEGGIOLA ! Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà: - Qualcuno si è seduto sulla mia seggiola !
E l'Orsetto piccolo piccolo gridò con la sua voce piccola piccola:
- Qualcuno si è seduto sulla mia seggiola e l'ha rotta!
I tre Orsi entrarono infine nella camera da letto.
Babbo Orso grosso grosso disse con la sua voce grossa grossa:
- QUALCUNO Sl E' STESO SUL MIO LETTO
Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà: - Qualcuno si è steso sul mio letto !
E l'Orsetto piccolo piccolo gridò con la sua voce piccola piccola:
- Qualcuno si è steso sul mio letto, ed eccola qui!
La voce acuta dell'Orsetto piccolo piccolo svegliò Riccidoro, e voi potete ben immaginare come si spaventò nel vedere i tre Orsi che la guardavano. Balzò giù dal letto, attraversò la stanza di corsa, saltò fuori dalla finestrella bassa, e fuggì via nel bosco tanto in fretta come mai le sue gambe l'avevano fatta correre.

 

 

 

 

LUCCIOLA


LUCCIOLA,LUCCIOLA,VIENI DA ME

TI DARO' IL PAN DEL RE;

TI DARO' PAN DA REGINA

LUCCIOLA,LUCCIOLA,MAGGIOLINA.

LUCCIOLA,LUCCIOLA,VIENI DA ME


TI DARO' VESTE DA RE

E POI MANTO DA REGINA

LUCCIOLA,LUCCIOLA,VESPERTINA .

LUCCIOLA,LUCCIOLA,VIENI DA ME

TI DARO' LETTO DA RE,

E LENZUOLA DA REGINA

LUCCIOLA,LUCCIOLA,LUCCIOLINA

 
 

 

 

 

 

JADE

C'era una volta, in una biblioteca, un vecchio libro di fiabe illustrato. In virtù del bizzarro incantesimo di un mago, ogni cento anni, una figura del libro, ad esempio una principessa o un cavaliere, prendeva vita e poteva esistere nel mondo per un certo tempo, ma se non fosse tornata nel libro entro un termine preciso, sarebbe divenuta una statuetta di giada: una creatura viva e sensibile rinchiusa in una pietra. In una notte di luna piena, una principessa uscì dal libro e prese vita. Non sapendo chi fosse, né da dove venisse, vagò a lungo per le strade, finché, esausta, non si addormentò presso una fontana. Verso l'alba un giovane scienziato di nobile famiglia la trovò e, poiché era bellissima, se ne innamorò perdutamente, la svegliò con un bacio e subito le chiese di divenire sua sposa, pur non sapendo nulla di lei. La principessa lo amò fin dal primo sguardo, perché anch'egli era bellissimo, ed accettò la sua proposta, ma gli confessò di non avere alcuna memoria di sé. Egli le assicurò che ciò non aveva alcun'importanza e la condusse al suo castello. Per un certo tempo la principessa e lo scienziato vissero insieme felici, lui sempre dedito ai suoi studi, lei sempre immemore di sé e persa nella contemplazione dello sposo adorato. Ma una notte la principessa ebbe un terribile incubo. Sognò un orrendo mago che le mostrava una statuetta di giada, sussurrandole con voce perfida: "Ecco cosa diventerai, se non tornerai subito da dove sei venuta."

 

Destandosi, la principessa ricordò improvvisamente di essere stata una figura di un libro di fiabe stregato e capì che doveva tornarvi al più presto. Così svegliò il suo sposo e lo supplicò di correre alla biblioteca a prendere un vecchio libro di fiabe nel quale, al posto dell'immagine di una principessa, si trovasse solo una sagoma bianca. Egli non capiva, ma, colpito dalla disperazione della moglie, non esitò ad esaudire il suo strano desiderio. Quando finalmente la principessa ebbe il suo libro, lo strinse a sé, poi lo nascose sotto il cuscino, sapendo che, se lo avesse desiderato fortemente, sarebbe tornata a farne parte quella notte stessa. Così cercò di concentrarsi su questo desiderio, ma esso non nasceva nel suo cuore, perché la sua volontà di rimanere insieme al marito era molto più forte. Si addormentò piangendo e a mezzanotte si tramutò in una splendida statuetta di giada che la mattina seguente lo scienziato trovò accanto a sé, al posto dell'amata sposa. Egli pensò che lei non lo amasse più e che fosse fuggita, lasciandogli per ricordo quell'oggetto prezioso. Non sapendo come ritrovarla, dovette rassegnarsi a vivere senza di lei, ma non amò mai nessun'altra donna. Il tempo passò e lo scienziato invecchiò solo, immerso nei suoi studi che lo rendevano sempre più dotto, ma che non potevano svelargli il mistero del libro di fiabe e della statuetta di giada da cui non si separava mai, pur ignorando che in essa si celava una creatura viva.

 

Una notte un sogno gli svelò in un lampo l'incantesimo del mago. In preda all'angoscia, il vecchio scienziato si svegliò e scagliò con rabbia il libro nel fuoco. Così l'incantesimo si ruppe, la statuetta di giada si frantumò, la principessa, finalmente libera, gli comparve per un istante davanti agli occhi, bella e giovane come la ricordava, avvolta in una luce dorata. Gli sorrise dolcemente, poi scomparve alla sua vista per sempre. Allora lo scienziato comprese che tutto il sapere da lui accumulato in tanti anni di studio non valeva nulla contro il potere delle forze soprannaturali. Sentendosi ormai sfinito per tutto il peso della conoscenza che gli opprimeva la mente, chiuse gli occhi, desiderando soltanto di addormentarsi e di non sapere più nulla del mondo.
 

 

Ecco il micio
 

Ecco il micio, che carino
col suo nuovo cappellino!
Che distinto, che cortese,
quando gira pel paese!
Tutto cambia pero’ se
un topino in giro c’e’.


Che gli importa piu’ al gattino
del suo nuovo cappellino?
Che gli importa della micetta
che al balcon trepida aspetta?

Quel che conta, che ha importanza
e’ che piena sia la… panza!


 

 

 

 

 
 

 

  

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